lunedì 28 settembre 2015

The Story of Naja : Focus On Naja!

FOCUS ON NAJA




Articolo originariamente pubblicato su Doraetos Manga #9, in data 21 Settembre 2015.



Introduzione

Ragazzi, ho una mareeeeea di cose da raccontarvi, ma devo necessariamente sintetizzare il tutto.

Innanzitutto partiamo dal titolo: il vero titolo della mia opera è Beyond Fantasy Limits I – The story of Naja.

“Beyond Fantasy Limits” è il nome della mia produzione in generale, mentre il numero romano classificherà opere diverse (come succede con Final Fantasy, in pratica); a tale scopo servirà anche il nome che seguirà “of”, poiché infatti ho già cominciato (vagamente) a progettare The Story of Lulang e The Story of Ziran.

Il titolo principale, quello messo in evidenza, sarà però “The Story of Naja”, abbreviabile tranquillamente anche con solo in Naja.



La protagonista, Naja

Stranamente, fra tutti i personaggi protagonisti di mia invenzione che avevo a disposizione (che sono maschi) ho deciso di debuttare con una protagonista

Sin dal primo momento avevo pensato che fosse molto interessante sviluppare una storia con un personaggio che parte da due condizioni svantaggiose, cioè il suo maleficio e la sua natura di ragazza.

In parole povere: lì dove si potrebbe facilmente pensare che un ragazzo arriverà al suo obiettivo finale combattendo contro tutto e tutti, come affronterà invece lei la situazione?

Un interrogativo che lascia molto incuriosito anche me stesso, e non vedo l’ora di scoprirlo andando avanti con la stesura del racconto. 



Proseguendo, c’è da sapere che anche se The Story of Naja si ispira a diversi prodotti nipponici destinati a un pubblico giovane, in realtà Naja non è una adolescente

All’interno del romanzo non specificherò mai la sua età, ma io immagino possa avere fra i 17 e i 25 anni d’età: insomma è abbastanza grande. Ciò perché vorrei mostrare come sia possibile continuare a “crescere” nonostante si sia raggiunta già una età da giovane adulto, contrariamente a quanto succede invece in molti fumetti, serie animate e light novel giapponesi famosi.

Inoltre, continuando a parlare di Naja, non sarà passata inosservata la sua capigliatura, forse non proprio definibile come "femminile", così come non è il massimo della femminilità la sua apparenza grafica. Questo almeno per “il senso comune”, probabilmente.




Partendo da quest’ultimo punto, c’è dire che il concetto di femminilità è gran parte soggettivo. Parlando di fumetti e cose annesse, grandi maestri come Miyazaki, Toriyama o Otomo non sono mai stati grandi campioni nel disegnare personaggi femminili, ma…vedete dove sono arrivati! Quindi questo mi rassicura.

Poi, The Story of Naja non si basa sul voler accalappiare il lettore con le fattezze della propria protagonista, quanto piuttosto sul trasportarvi in un mondo fantastico e farvi vivere un’avventura. 

L’apparenza di Naja quindi la reputo davvero di poco conto, anche se comunque difendo l’idea che è una ragazza con un suo particolare fascino, ma per scoprirlo dovrete continuare a seguirla.

Per quanto riguarda i capelli, ho dato loro quella forma perché desideravo che spiccasse su tanti altri personaggi e che fosse immediatamente riconoscibile. L’importanza di questo elemento me l’ha suggerito, strano ancora a dirsi, Son Goku: chi mai potrebbe confondere il suo particolare taglio? Praticamente nessuno! 

C’è inoltre da dire che molti elzerian hanno per loro natura capigliature stravaganti.

In ultima istanza, il colore dei suoi capelli è stato scelto in base a due motivi: innanzitutto volevo conferir loro una tonalità che fosse abbastanza atipica e in secondo luogo desideravo che il colore riflettesse la sua personalità (in due parole, semplice e sobria).



The Story of Naja, genesi

The Story of Naja nacque quando, un bel giorno, mi misi stupidamente, in testa di voler partecipare al famoso concorso MIMC. Dico stupidamente perché credo fosse il 2008/2009 ed io ero solo un pischello, che non avrebbe mai potuto gareggiare seriamente con disegnatori del calibro di Dall’Oglio o della Catalani.

Comunque mi volli buttare in questa impresa, che manco arrivai a completare.

L’ispirazione arrivò leggendo un nota a Cocona di Hiro Mashima: fra gli schizzi c’era una principessa con questa sorta di lupo mannaro che mi incuriosirono tantissimo. 




Buttai quindi giù, dal nulla, una storia in cui una principessa maledetta con la condizione dell’odio imperituro doveva sostenere un esame di abilitazione a cavaliere. Fra gli esaminatori c’era Blulan, il cane che vi ho presentato nel primo EBC, e alla fine dell’esame Naja andava insieme a lui in una grotta abitata da un drago e un buffo personaggio nel tentativo di sciogliere il maleficio. Questo è tutto quello che ricordo.

Nel tempo la storia cambiò moltissimo e si arricchì di tutte quelle particolarità che avete avuto modo di leggere nel primo capitolo e che leggerete nei prossimi.

La maggior parte delle cose narrate sono rielaborazioni esagerate e fantasiose di cose realmente successe o di eventi che ho osservato. Oppure sono tutte riformulazioni di cose che hanno sempre avuto a che fare con me o che mi hanno sempre interessato. 

Solo una cosa fa eccezione: il maleficio di Naja.

L’idea di questo maleficio è nata davvero dal nulla, non c’è niente di autobiografico in questo.  Tant’è infatti che io più che da un maleficio sembro quasi essere stato colpito da un “beneficio”, che mi fa risultare istintivamente simpatico a tutti (a proposito, nella storia ci saranno anche i benefici, oltre ai malefici). Quindi forse la condizione dell’odio imperituro potrebbe essere semplicemente la trasposizione specchiata di questa mia condizione.

Per quanto riguarda cose, oggetti e persone, mi affido per la maggior parte alla mia fantasia.




Domande varie su The Story of Naja

Perché Naja somiglia a Quezal?

Perché io morivo dalla voglia di far vedere Naja, e Quezal è un po’ servita a tale scopo, come una sorta di surrogato…Ne approfitto per scusarmi con lei.
Capigliatura e vestiti infatti non sono altro che una rielaborazione del look di Naja, quindi è Quezal che deriva da Naja e non viceversa.

Però ci sono comunque delle belle differenze: Quezal ha capelli biondi e occhi e vestiti verdi; Naja ha i capelli color biondo cenere (o marrone molto chiaro, se preferite) e vestiti basati sul beige;   inoltre anche i rispetti tagli degli occhi, nonché i caratteri, sono totalmente diversi.
Per differenziarle maggiormente, ho deciso di accorciare i ciuffi laterali di Quezal e di darle come uniforme ufficiale quella orientaleggiante creata da Q-San.

Nota: gli art colorati di Naja qui di seguito sono dei work in progress.





Perché Naja ha gli occhi neri?

In realtà Naja non ha gli occhi neri (dei miei personaggi, l’unico che effettivamente li possiede è Ziran): quella è semplicemente una soluzione grafica, tipica di tanti autori giapponesi e non solo.
Li ho fatti così, anche però desideravo che il lettore potesse vedere in quel nero (colore che si rifà all’idea della potenzialità non manifesta, nella cultura orientale) il colore che più preferisce. Io ad esempio immagino che Naja abbia le iridi castane, ma non sarebbe errato se qualcuno le volesse vedere, chessò, azzurre.



Chi è Blulan?

Blulan è, visivamente parlando, una sorta di licantropo. È il co-protagonista in The Story of Naja ed è apparso nel primo EBC. Per via del suo aspetto e del suo fare serioso, viene spesso confuso con un lupo ma in realtà è un cane. 

Inizialmente Blulan erano stato ideato proprio come lupo, ma a me piacciono molto di più i cani, con cui ho maggiore confidenza, e così ho optato per cambiargli specie. Ciò senza contare che più in là verrà inscenato un confronto con un lupo nero, e la cosa mi sembra già da ora interessantissima! 

Blulan, analogamente a Naja, è stato colpito dall’Anfizoatl, che gli ha dato quelle sembianze. Non si sa però se sia nato cane o essere elzeriano, e questo è uno dei perni su cui ruota tutta la vicenda.

Blulan inizialmente aveva un pelo di colore blu, ma ho deciso di cambiargli colore perché esistono già tantissimi lupi blu, personaggi di altre opere.

Primissima bozza di Blulan



Come dai i nomi alle cose e ai tuoi personaggi?

Penso innanzitutto alla semplicità e/o alla familiarità: in tantissime opere fantasy gli autori hanno conferito nomi davvero molto strani, difficili da pronunciare e ricordare, e io non volevo per niente seguire questo esempio.

Ecco che quindi che il nome Houk, il mezzo che usa Naja nel primo capitolo, derivi semplicemente dalla pronuncia della parola inglese falco (poiché appunto la forma è  vagamente grifaga).
O ancora, il nome Blulan deriva da blu e la parola cinese lang che vuol dire lupo. Il nome non ha più molta attinenza, ma mi piaceva il suono ed è rimasto così.
Per quanto riguarda Naja (la j è quella francese), il suo nome deriva da quello di Nadia, una delle mie cagnette. E anche il nome di Diadià ha la medesima fonte! Infatti, capita anche che quando do i nomi mi rifaccia a quello che ho vicino.

Altre volte mi va invece di omaggiare qualcosa, ed ecco che Lagania prende il nome dal Lagann.

Infine succede che talvolta i nomi nascano senza apparente connessione con qualcosa di conosciuto. Ad esempio, Ion non so proprio da dove sia uscito, così non so da dove è sbucato fuori il termine elzerian (solo in parte riconducibile ad elfo).

Una delle prime bozze di Naja


Quanto tempo impieghi per disegnare una tavola?

Una tavola seria la realizzo in circa tre, quattro giorni, mentre quelle di natura scanzonata anche in uno. Per finalizzare tutto il materiale grafico visto in questo numero ho lavorato per un arco di due mesi.




Perché i disegni sono a matita?

Perché non c’è molta affinità fra me, i pennini, i pennelli e l’inchiostro. Circa quest’ultimo dovevo stare attento sia ai tempi di asciugatura e sia al fatto che non si rovesciasse, e questo per me è sempre stata una gran seccatura, oltre che una perdita di tempo. Con le matite invece se sbaglio, via, si cancella e si ripete in tutta tranquillità. Poi trovo anche che l’inchiostro raffreddi il segno a differenza della matita, che lo mantiene più vivo e morbido. Le matite che uso sono di gradazione B4 e B6 per finalizzare e 2H per le bozze.

Piccola nota a tal proposito: non sono il primo che finalizza le proprie tavole a matita, e il fatto che professionisti come Ilaria Catalani, Andrea Scoppetta o Hayao Miyazaki hanno finalizzato certi loro lavori proprio così, la dice lunga sul fatto che la tecnica da me utilizzata non è per niente "fuori dal mondo."




Il focus on su Naja termina qui. Spero sia stato di vostro gradimento e che abbia suscitato la vostra curiosità!
Vi ricordo che l'appuntamento col prossimo capitolo è stato fissato per il giorno 5 Ottobre verso le 13:30. Non mancate, vi aspetto numerosi! :)

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